Il paesaggio terrazzato Uccello S. Maria Assunta
Villa Lagarina dice «no» allo sfruttamento idroelettrico dell'Adige
L.N. - 30 novembre 2015

Il «no» è chiaro e unanime: il consiglio comunale del 19 novembre ha votato una mozione, presentata dalla maggioranza, contro il progetto di realizzazione di una centrale idroelettrica sull'Adige: è la terza volta che accade dal 2009. I motivi sono numerosissimi: rischi per la sicurezza degli abitati, di deterioramento degli argini, danni all'agricoltura, possibili danni al patrimonio naturalistico e in particolare al biotopo di Taio di Nomi. Ancora, la volontà di rafforzare il concetto che l'acqua è un bene pubblico e di accogliere il segnale venuto dalla massiccia presa di posizione pubblica contro il progetto, espresso durante un'assemblea organizzata a Pomarolo. Per il vicesindaco e assessore all'ambiente, Marco Vender: «Siamo da sempre favorevoli alla produzione di energia utilizzando fonti pulite quali l'acqua, ma non a ogni costo: anche nel campo delle rinnovabili va fissato un limite etico e ambientale e questo progetto lo ha ampiamente oltrepassato». Clicca qui per leggere la mozione


Nel luglio 2013 Aquafil power srl presentò domanda di compatibilità ambientale per il progetto di una centrale sull'Adige “Centrale Idroelettrica Green Energy Vallagarina”. Dopo un'interruzione in attesa dell'approvazione da parte della Giunta provinciale del nuovo Piano di Tutela delle acque (Pta), il 9 settembre 2015 è stato riattivato il procedimento di Valutazione di impatto ambientale (Via). Il 13 ottobre si è svolto a Pomarolo un sopralluogo con tutti i dirigenti dei servizi provinciali interessati e le amministrazioni comunali coinvolte. Il Servizio autorizzazioni e valutazioni ambientali, Ufficio per le valutazioni ambientali della Provincia, ha poi convocato un’assemblea pubblica la sera del 22 ottobre all’auditorium della scuola elementare di Pomarolo. In quell'occasione, dal folto pubblico era emerso un chiaro parere contrario. A quel punto, il Servizio ha comunicato la sospensione del procedimento in attesa della presentazione, da parte di Acquafil, di nuovi elaborati.

I Comuni territorialmente interessati sono Nomi, Pomarolo e Volano, ma il progetto interessa indirettamente anche Nogaredo, Villa Lagarina, Besenello, Calliano e Aldeno, posti a monte e a valle dell'opera. I rischi riguardano un'ampia zona e Villa Lagarina, consapevole di essere parte di un insieme più vasto, nella mozione ha richiamato tutte le perplessità emerse negli ultimi mesi.

«La letteratura di settore - spiega la sindaca Romina Baroni - ha sempre convenuto sulla circostanza che la rettifica del corso del fiume, realizzata tra il 1860 e il 1890, ha comportato la captazione e l’incanalamento “della sola acqua superficiale, mentre la falda del fiume segue ancora il suo vecchio corso profondo” (vedasi ad es. Guida alla riserva naturale provinciale “Taio” edita dalla Provincia autonoma di Trento). Nessuno tra i promotori del progetto si è fatto carico di questo problema e delle connessioni tra lo scorrere della falda profonda con il progetto in esame. Quante e quali idrovore potranno regimentare lo scorrere antico del fiume? Quante e quali idrovore potranno mantenere la falda a “regime controllato"? Sono domande essenziali che non trovano risposta nella voluminosa documentazione depositata a corredo della richiesta. Al riguardo un atteggiamento prudenziale pare quanto mai doveroso e appropriato».

L'innalzamento della falda
L'opera porterebbe un innalzamento del livello dell'Adige, soprattutto vicino agli abitati di Nomi e di Chiusole: sono a rischio i fondi agricoli e le parti interrate delle case. Lo stesso progetto prevede che almeno 200 ettari dovranno essere drenati meccanicamente. Oggi la falda scorre mediamente a 2,5 - 3 metri sotto il piano campagna, arriverebbe a 80 centimetri.
Rischiano di indebolirsi gli argini del fiume e per un'estesa area di Volano, già a rischio esondazione, il rischio aumenterebbe interessando anche le costruende scuola media e casa di riposo. Il progetto, poi, non presenta misure di tutela del sottopasso ferroviario di Volano, unica via di accesso ai terreni coltivati, che già oggi è soggetto ad allagamenti.

I motivi naturalistici
L'innalzamento del fiume procura instabilità e difficoltà di deflusso dell’acqua depurata proveniente dal Biotopo Taio e delle aree circostanti, che rappresentano una delle principali aree naturalistiche riconosciute a livello europeo, con conseguente alterazione dell’ecosistema.
Spiega ancora la sindaca: «L'idea di una centrale è incompatibile col progetto di Agenda 21 Locale “L’area tra due città” che prevede, tra le altre cose, il parco fluviale dell’Adige con recupero dal punto di vista turistico della sua navigabilità. È anche in contrasto con la volontà di conservazione dell’habitat naturale: il contrario di un habitat gestito meccanicamente».
Gli obiettivi previsti dal Protocollo d’intesa firmato l’11 novembre 2012 dai cinque comuni della Destra Adige Lagarina (Isera, Nogaredo, Villa Lagarina, Pomarolo e Nomi) e la Provincia autonoma di Trento, riguardano in particolare la razionalizzazione della risorsa idrica, la rete delle riserve (Ischia - Taio - Cei - Servis), il parco fluviale e un percorso naturale che comprenderebbe il lung’Adige nella destra orografica lagarina.

Acqua pubblica
Nel giugno 2011 i cittadini italiani, compresi quelli di Villa Lagarina, si sono espressi a larghissima maggioranza con un referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Per questo, le amministrazioni non possono consentire un'appropriazione privata e a fini di lucro del fiume e del territorio circostante.

Lo storico impegno di Villa Lagarina per il suo fiume
Il Comune di Villa Lagarina ha previsto, nel documento approvato con delibera del consiglio comunale n. 11 del 18 marzo 2009 “Idee per lo sviluppo urbanistico di Villa Lagarina - progetto di Masterplan”, l’individuazione del “parco fluviale” e dei “corridoi ambientali”.
Lo studio sovra-comunale del Piano energetico comunale (Pec) - che ha coinvolto Villa Lagarina, Besenello e Nomi - esclude lo sfruttamento dell’acqua dell’Adige, mentre le osservazioni al Piano energetico ambientale provinciale (Peap), inviate a marzo 2012, sottolineano la necessità di agire sull'efficienza energetica, tramite i piani che i Comuni stanno redigendo (Pric, Pec e Paes) per trovare forme alternative di sfruttamento delle rinnovabili, a bassissimo impatto ambientale (ad esempio micro-idroelettrico sulla rete idrica e fognaria).
La deliberazione del consiglio comunale n. 22 del 17 giugno 2009 esprimeva in modo unanime la contrarietà alla realizzazione di un progetto molto simile; un'ulteriore deliberazione, la n. 51 del 18 dicembre 2012, andava nella stessa direzione.
Infine, con la deliberazione n. 36 del 2 ottobre 2013 il consiglio aveva approvato la mozione “Fermiamo il consumo di territorio, tuteliamo il nostro paesaggio” riguardante la salvaguardia e conservazione degli spazi aperti della valle dell'Adige tra Trento e Rovereto.

Conclusione
L’impianto presentato come “piccola derivazione”, cioè con produzione inferiore a 3.000 kW, ha in realtà le caratteristiche tecniche, l’impatto e la produttività potenziale reale di una “grande derivazione” che è vietata dagli strumenti provinciali di programmazione.
Il consiglio comunale ha dunque espresso netta contrarietà alla realizzazione dell'opera e ha dato mandato alla sindaca e al presidente del consiglio comunale di trasmettere la mozione al presidente della Provincia e al dirigente del Servizio autorizzazioni e valutazioni ambientali.

Fiume Adige in Vallagarina