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Villa Lagarina chiede verità per Giulio Regeni
L.N. - 14 agosto 2017

Verità per Giulio Regeni. La chiede, compatto e unanime, il consiglio comunale di Villa Lagarina in risposta alla campagna lanciata da Amnesty International e La Repubblica per non permettere che l’omicidio del giovane ricercatore italiano finisca per essere “dimenticato”, per essere catalogato tra le tante “inchieste in corso” o peggio, per essere archiviato da una “versione ufficiale” del governo del Cairo. “Verità per Giulio Regeni” è diventata la richiesta finora di 5 regioni, 5 province, 245 comuni, 39 università, 51 scuole, 25 biblioteche e centri culturali, 43 media, 181 gruppi e associazioni del nostro Paese che hanno tutti esposto uno striscione giallo, simbolo con cui si richiama l’impegno per avere la verità sulla morte di Giulio. La mozione, presentata dal capogruppo di Villa Lagarina Insieme Jacopo Cont, è stata discussa martedì 1 agosto: «Anche se siamo un piccolo comune, è bene che anche noi ci esprimiamo su temi di rilievo internazionale e, in questo caso, attinenti i diritti umani e la verità. Mi fa piacere che la mia mozione abbia unito i tre gruppi consiliari»


Il dispositivo finale impegna la sindaca Romina Baroni ad aderire alla campagna internazionale lanciata da Amnesty International “Verità per Giulio Regeni”, a tenere esposto il manifesto “Verità per Giulio Regeni” sulle vetrate del municipio e a inserire sul sito istituzionale il banner predisposto da Amnesty International. Ha poi impegnato la vicepresidente del consiglio comunale Enrica Zandonai a sollecitare il Governo italiano e in particolare il Ministro degli esteri inviandogli la mozione stessa, spedita anche ai presidenti di Senato e Camera.

Come si ricorderà, lo scorso 3 febbraio in Egitto, a Giza estrema periferia del Cairo, fu trovato il corpo senza vita del ricercatore e dottorando italiano di 28 anni Giulio Regeni, scomparso dalla capitale egiziana il precedente 25 gennaio. Si trovava lì dal settembre 2015 per compiere studi riguardanti il corso di dottorato di ricerca in politiche ambientali che stava svolgendo all’Università di Cambridge.

Come chiarito dall’autopsia e dalla stampa, il corpo di Regeni riportava evidenti segni di tortura. Regeni era specializzato in conflitti e processi di democratizzazione ed era in contatto, per la sua ricerca, con oppositori del regime militare dell’attuale presidente egiziano Al Sisi, che stava portando avanti un’opera di sistematica repressione di ogni tipo di dissenso politico interno. Come si legge nella mozione di Cont: «Le autorità egiziane hanno subito fornito versioni contrastanti, mettendo in atto evidenti tentativi di depistaggio al punto da attribuire la morte prima un incidente e poi arrivando addirittura a non escludere la pista criminale o di vendetta personale». Nonostante le prese di posizione dell’Italia si è sempre riscontrata scarsa collaborazione del governo egiziano, evidentemente impegnato a evitare che si faccia piena luce sull’accaduto.

Durante la discussione è intervenuto Walter Bortolotti del gruppo Comunità Attiva affermando che un omicidio è sempre terribile e la tortura va al di là di ogni immaginazione. «Non possiamo che essere d’accordo sulla mozione. La ricerca della verità è basilare, sebbene nella vicenda specifica, assolutamente non facile».