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Castellano: posati i nuovi loculi cimiteriali
L.N. - 23 ottobre 2017

È stata completata la realizzazione dei loculi cimiteriali a servizio del piccolo ma caratteristico cimitero di montagna di Castellano. «Un servizio che, nella frazione, mancava» spiega l’assessore ai lavori pubblici e patrimonio Flavio Zandonai. «In un primo tempo si era pensato di realizzarli fuori terra in verticale, poi si è scelta questa soluzione, più adatta dal punto di vista dell’impatto architettonico». L’articolo che proponiamo è corredato da alcune notazioni storiche e culturali a cura di Gianluca Pederzini. «A livello tecnico - spiega ancora Zandonai - si tratta di loculi interrati che sono stati realizzati in modo da poter accogliere sia le urne cinerarie sia i resti recuperati in caso di esumazione. Gli spazi sono 10 ed è già prevista la possibilità di realizzarne altrettanti, in futuro, dall’altra parte della chiesetta. Il lavoro è stato eseguito da una ditta locale, specializzata in questo settore. A completare l’opera, ci sono le piastre in pietra che possono essere personalizzate con le fotografie e le iscrizioni». Il prossimo passo è quello della integrazione del regolamento, che sarà oggetto di discussione della prossima seduta della giunta e poi del consiglio comunale


Si coglie l'occasione di questi lavori per raccontare un po' di storia di questo antico cimitero di montagna dove le vite si sono susseguite e consumate. Lo facciamo grazie alle notazioni culturali di Gianluca Pederzini, giovane di Castellano laureato in scienze storiche e studioso di storia locale.

«La consuetudine cristiana di seppellire i morti a fianco delle cappelle e chiese della comunità, permette di sostenere che l'attuale cimitero sia antico almeno quanto la comunità stessa.

Singolare il fatto che esso si trovi all'interno delle pertinenze del castello che, all'epoca, apparteneva alla famiglia Lodron (dal 1456). A oggi si tratta di una stranezza non del tutto chiarita ma è probabile che esso sia sempre appartenuto alla comunità e che solo successivamente esso venne "chiuso" dalle mura esterne del castello, lasciando solo un accesso (la "porta dei Paneti").

L'attuale cappella esistente sul cimitero è quanto rimane della precedente chiesa di Castellano, demolita per i due terzi tra 1767 e 1778 con lo scopo di riutilizzare il materiale per erigere la nuova e attuale Chiesa di San Lorenzo.

Stando agli scritti di don Domenico Zanolli, vissuto in paese dal 1835 al 1883 e curato dal 1841 al 1878, fu conservato solo il presbiterio della vecchia chiesa ormai troppo piccola per ospitare la popolazione, sempre in aumento, di Castellano.

Dal 1778 al 1836, come da consuetudine dell'epoca, le sepolture vennero effettuate nel campo attorno alla nuova chiesa, ma in quell'anno l'epidemia di colera (che sterminò 34 persone tra fine luglio e metà settembre) indusse le autorità imperiali a comandare l'allontanamento del cimitero dal paese. La popolazione si rivolse quindi al vecchio sito della chiesa, ora avente maggior estensione disponibile. La comunità prese dunque a seppellire i propri cari nel cimitero "vecchio" non senza lamentele, all'autorità, dei Lodron. Terminato il flagello, i signori del castello tentarono di togliere quel diritto alla comunità, ma invano. Nel 1844 soggiornò nel castello il Conte Luigi Lodron, che tentò di far trasferire altrove il cimitero, motivando tale istanza con la non conformità del luogo di sepoltura alle norme canoniche e politiche. Si avviò una procedura per la realizzazione di un nuovo cimitero, ma i costi insostenibili per il comune fecero accantonare l'idea e si procedette invece al restauro e adeguamento alle norme. Il luogo venne innalzato con l'accumulo di terra e cinto da mura, collocata la croce al centro. Questi lavori furono fatti in economia e infatti qualche anno dopo il muro a est crollò e dovette essere ricostruito. Fu infine creato uno spazio adibito a sala mortuaria nel primo piano del vecchio campanile, con accesso esterno.

Negli anni '20 del XX secolo, quando il castello e le pertinenze furono venduti dai dinasti, venne realizzata sul lato nord la tomba della famiglia Miorandi, mentre la famiglia Pizzini-Strenzi realizzò la sua sul lato ovest nei primi anni '40.

Sulla facciata dell'attuale chiesa, dedicata alla Madonna delle Grazie, esistevano sino agli anni Ottanta molte lapidi e targhe che sono andate per lo più distrutte».